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AL LOCALE PAGARE UN ARTISTA "A NERO" NON CONVIENE!

esibirsi in regola
AGGIORNATO: luglio 28, 2017

Questo articolo è sicuramente rivolto più ai gestori che agli artisti. Credo, tuttavia, sia corretto conoscere questi aspetti per entrambi i soggetti facenti parte la contrattazione.

Quello del pagamento “a nero” è un vizio che noi italiani abbiamo probabilmente già a livello di DNA e questo comporta il fatto che lo si faccia anche quando diventa meno conveniente rispetto al fare le cose in regola.

Un esempio palese è proprio quello dei locali che fanno musica dal vivo o deejay set e pagano gli artisti a nero. Tralasciando il fatto delle multe salatissime che rischiano in caso di controlli (sempre più frequenti) e delle quali abbiamo parlato in un articolo precedente, vi è anche un aspetto  economico.

Facciamo un esempio concreto:
pagare all’artista 100,00 euro “a nero” al locale costa, in realtà, 145,00 euro.
Infatti l’imposizione fiscale minima alla quale è assoggettata un’attività come quella di un locale è del 45%.
Dal momento che il locale paga all’artista 100,00 senza giustificarli, tale uscita di cassa risulta non essere mai stata fatta. Quindi quei 100,00 euro risultano parte dell’utile e sono assoggettati a tassazione che, come dicevo, è minimo del 45%.
Quindi il costo di 100,00 euro si trasforma in un costo di 145,00 euro!

Cosa succede invece se l’artista ha la possibilità di rilasciare fattura e quindi emette una fattura di 120,00 + IVA (120 + 26,40 se l’iva è al 22% = totale fattura 146,40)?

L’IVA viene interamente scaricata (26,40€ di IVA che il gestore dovrebbe dare all’erario, li da all’artista, che li da all’erario = imposta di giro)

I 120,00 euro restanti vengono scaricati come costo e quindi non vengono più tassati.

CONCLUSIONE: se il gestore paga 120,00 + IVA,  avrà un risparmio di 25,00 euro rispetto al pagamento di 100,00 a nero!

 

Quindi di fatto il gestore va a rischiare migliaia di euro di sanzioni, in caso di controlli, per risparmiare….

NULLA! Anzi, addirittura per rimetterci!!!

Esibirsi soc. coop.
Giuliano Biasin

Sito web di Esibirsi soc. coop. www.esibirsi.it
Pagina dove trovi i link alle info principali www.esibirsi.it/info

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13 pensieri su “AL LOCALE PAGARE UN ARTISTA "A NERO" NON CONVIENE!

  1. VirusDeejay ha detto:

    Ciao.
    Sono a favore di quanto scritto.
    Solo una precisazione/domanda.
    Siamo sicuri che nei 2 esempi fatti al musicista rimane in tasca lo stesso compenso netto?
    Ovvero, nel momento in cui il musicista riceve il CUD da parte della cooperativa e su questo paga le tasse (integrandolo con il 730 per esempio), quanto bisogna decurtare dai 97 euro che inizialmente ha di guadagno netto dalla fattura?
    Grazie

    1. Dipende da alcuni fattori ovvero:
      se l’esibizione è dentro o fuori dal comune di residenza
      a che scaglione irpef d’appartenenza
      l’artista rientra tra i casi di esenzione o meno

      Comunque, se abbiamo detto che al locale 100 euro in nero costano 145 euro, possiamo dire che al locale conviene comunque fino al massimo a 145 euro che sarebbe la soglia di “pareggio” che gli consente, comunque, di esser sereno in caso di controlli.

  2. Michele ha detto:

    Premetto che non sono un musicista da concerti, live ecc. ecc. però mi metto nei panni del gestore di un locale che deve pagare con regolare fattura una band di 4 o 5 elementi.
    Immagino che il contributo pro capite di 100€ o più, si trasformi in una somma consistente per il gestore di un locale medio piccolo. Con questo non voglio giustificare se il gestore preferisce retribuire in nero i musicisti, ma è la tassazione alla base che è estremamente onerosa e quindi, induce all’evasione, anche se abbiamo visto che – apparentemente – non conviene. Il fatto è che l’applicazione dei pagamenti in nero non è solo limitata ai musicisti, ma si estende anche all’acquisto di derrate alimentari, bevande ecc. ecc. ed al non rilascio di scontrini fiscali. Questo è ormai un sistema consolidato.

    1. L’articolo prende in considerazione solo il caso degli artisti perché questo è il settore del quale mi occupo. I 100 euro sono una cifra usata come esempio è non si tratta di “contributo pro capito” ma di compenso ipotetico (appunto usato come esempio).
      Se il costo è per 4-5 elementi il ragionamento non cambia. Conviene sempre far in regola.
      Il problema è sempre di mentalità e convinzioni radicate.
      L’articolo l’ho scritto proprio perché sono stato nei panni anche del gestore e perché anche in questo momento ho una ditta individuale (service audio luci) e i dipendenti che chiamo saltuariamente li pago in regola perché mi conviene.
      Altrimenti poi quando arriva un salasso di tasse da pagare (perché si è abusato dei pagamenti in nero) non ci si deve lamentare con lo Stato ma con se stessi.

      1. Michele ha detto:

        Sul fatto della legalità sono perfettamente d’accordo con te, ci mancherebbe. Faccio l’architetto libero professionista e sapessi quanto mi disturba vedere che i soldi versati in imposte, IVA e tutto quanto ci gira attorno, va a finire in un indistinto calderone, dal quale non traiamo alcun utile. E mi fa altrettanto fastidio quando ci sono colleghi che fanno concorrenza sleale praticando tariffe insussistenti. Un po’ come certi musicisti che suonano gratis. Portano solo danno e discredito alla categoria. Il problema alla base è che non c’è sistema per fare un accordo di cartello tra i musicisti (ed i liberi profesisonisti in genere) tale per cui non si lavori al di sotto di un certo compenso.

  3. stefano tiepolo ha detto:

    ciao.
    sono pienamente d’accordo con l’articolo e i numeri sono corretti.
    Abbiamo capito che pagare un artista 100 € in nero o in regola a 120+iva, al titolare del locale non cambia. Diciamo che non cambia la spesa relativa alla retribuzione dell’artista.
    Cambia però all’artista stesso che non percepisce lo stesso “stipendio” per la sua serata.
    Premesso tutto l’aspetto di legalità, controlli, rischio multe per artista e locale, ecc…facciamo 2 esempi.
    Prendo l’esempio che mi riguarda: artista inteso come DJ (quindi non esente in alcun modo), in una esibizione fuori da comune di residenza (come accade nel 90% dei casi o forse di più).
    -esempio 1:
    se mi faccio pagare in nero, incasso 100 € e le mie uniche spese vive sono quelle di trasporto: carburante, autostrada ecc. (diamo per scontato l’ammortamento del materiale, usura ecc)
    -esempio 2
    serata completamente in regola. fattura 120+iva. incasso 146 € di cui mi restano netti in tasca 97 € circa detratti IVA,INAIL, INPS ecc. Bisogna però tenere conto che le imposte sono una spesa a tutti gli effetti e questi 97€ vanno poi, tramite il CUD a fine anno, uniti al mio reddito tramite commercialista per pagare l’IRPEF.
    Dopo tutti esibirsi come dj è un lavoro a tutti gli effetti che va quindi tassato.
    Ipotizzando che io abbia un normale e medio reddito da operaio/impiegato, l’aliquota IRPEF è del 27%…quindi 97 € – 27%= circa 70 €. Questa è la mia VERA retribuzione della serata con i numeri in questione.
    (figuriamoci se il mio reddito annuale fosse ancora più alto, l’aliquota aumenterebbe)

    Questo per dire che al locale conviene pagare in regola (se sono questi i numeri), mentre al dj non conviene.
    Tale dj quindi sarebbe costretto a fatturare ben più di 120+iva, per percepire la stessa retribuzione..E quindi cambia tutto

    Inoltre c’è un’altra cosa da considerare…
    Per ogni esibizione in regola il locale deve chiedere l’autorizzazione e i permessi SIAE, che seppur detraibili al 100%, rappresentano pur sempre un costo (e nemmeno tanto sottovalutabile). Se il locale paga l’artista in nero, risparmia.. chiaramente si assume il rischio di eventuali controlli.

  4. Il conteggio corretto, almeno con Esibirsi soc. coop., è:

    97,39 (che è quel che resta una volta tolte irap, inail e INPS ex gestione ENPAL) – 46,00 (ovvero il rimborso spese di trasferta forfettario che è una parte che resta esente da tasse e non va nella Certificazione Unica) = 51,39
    il 27% di 51,39 fa 13,87 quindi il netto definitivo che restere sarebbe 83,52 euro.

    A parte questo, il margine (minimo) entro al quale al gestore del locale conviene comunque è di 145 euro + IVA quindi il ragionamento resta sempre valido.

  5. VirusDeejay ha detto:

    Grazie per le precisazioni Fiscali.
    A questo punto se il DJ non esente fuori provincia vuole percepire comunqu i 100 euro netti di tutte le tasse la fattura deve essere di 153 euro più iva.
    Tale importo al netto di empals e trattenute della cooperativa fa 120.
    Per continuare l’esempio 120 – 46 = 74 su cui calcolare il 27% di irpef che fa 19,98. Cosi alla fine 120 – 19,98 = 100 euro!!!

    Grazie a tutti per il supporto nel ragionamento.

  6. Dipende sempre dallo scaglione d’appartenenza. Può essere anche di più, ma anche niente nel senso che c’è chi non raggiunge i 7500 euro di reddito annui, o ancora, tra i musicisti, chi è esente dagli adempimenti ex enpals ecc.
    Quindi i casi sono molteplici.

  7. stefano tiepolo ha detto:

    beh, se uno non raggiunge i 7500 € annui, credo che i problemi siano altri..
    in quel caso l’irpef non è un problema a cui pensare..

    ma a parte questo se il locale accetta i 150+iva con fattura, allora siamo d’accordo che esser pagati 100 € in nero non convenga. almeno come DJ, con la relativa tassazione e non esenzione. non conosco la situazione per musicisti esenti.
    Percepisci lo stesso compenso ma senza problemi di controlli. Decisamente più conveniente.

    Ricordo comunque che il locale per una esibizione in regola non ha come solo costo l’artista….

    1. Ovvio ma se conviene conviene. Anche se c’è pure la Siae da pagare.

  8. Uno dei tanti Marco ha detto:

    L’articolo sarebbe anche corretto, in una realtà parallela utopica oppure ormai passata… Siamo ad aprile 2017, la realtà dei fatti è che il musicista viene pagato in nero con parte dell’incasso percepito in nero (scontrini non fatti), quindi la maggior parte dei locali continua a pagare in nero, e i contributi sono una triste e sadica barzelletta per i musicisti, i quali oggi per sopravvivere ormai fanno per forza anche un altro lavoro, molte band che suonano in giro sono “hobbisti” disposti anche a non percepire alcun compenso. Vi segnalo anche che oggi, al 2017, parlo dei locali di Milano e dintorni, percepire €100 è ormai un lusso, anzi il ricordo di un non tanto lontano temporaneo miraggio. I locali pagano in nero intorno ai €150-200 a band (normalmente di 4-5 elementi, fate il calcolo di quanto viene a testa). E fanno la voce grossa (ossia non pagano, o pagano di meno) se la band non porta sufficiente pubblico nel locale… e caso strano, il pubblico non è mai sufficiente, nemmeno quando il locale è pieno. Parlo anche di locali storici, che hanno comunque ancora oggi un afflusso decente di pubblico, e che sarebbero concretamente in grado di pagare quelle ormai lontane €100 con fattura, tuttavia ciò non avviene nemmeno in questi locali, se ne approfittano della situazione generale e si allineano con la politica dei pagamenti degli altri locali. Inoltre perché mai dovrebbero pagare i musicisti €100, visto che hanno la fila di richieste di gruppetti che suonano tra il gratis e il quasi? La qualità ormai non conta più niente, spesso sono proprio quelle band di hobbisti a portare più gente degli stessi professionisti (portano gli amici, i parenti, i cani e i gatti) contano solo i conti a fine serata…
    E come se non bastasse, oltre al danno pure la beffa, quei miseri €50 presi dal musicista spesso sono falsi… il locale sa bene quali sono le banconote che a sua volta gli sono state rifilate, e le rifila al musicista di turno, che se ne accorge solamente quando poi va a fare benzina o la spesa il giorno dopo.
    Siamo ormai alla guerra dei poveri, in un Italia in cui la musica ormai è un ricordo lontano, fatta di musicisti disperati che cambiano mestiere, di gestori di locali che per profitto o perché pure loro sono alla frutta, sfruttano musicisti disposti a suonare per una miseria pur di far qualcosa, rovinati anche da coloro che suonano gratis per hobby, in barba a qualsiasi forma di concorrenza sleale che ancora vige nel mondo del lavoro regolare (o meglio nel mondo del lavoro riconosciuto, visto che in Italia il musicista non è considerata una professione, non esiste nemmeno un sindacato, e con le leggi attuali in vigore, da sempre, è praticamente impossibile per un musicista percepire la pensione); di una SIAE che ormai è un monopolio in bilico minacciato anche da piccole società alternative con sede estera che, facendosi fintamente paladine dei diritti degli artisti, si dimostrano in realtà peggio della SIAE stessa, bramosa di incassi facili, che stanno mangiando da un piatto finché ce n’è; di ispettori SIAE che intascano la mazzetta dal gestore del locale per chiudere entrambi gli occhi, intascandosi lo stipendio SIAE e pure la mazzetta, rendendo quindi nulli i controlli e la riscossione dei soldi destinati agli autori, il gestore del locale risparmia, il controllore SIAE ingrassa.
    Alla fine chi ci rimette? Tutti quanti, cominciamo a fare ciao con la manina e dire addio alla culla della cultura occidentale, siamo ormai immersi fino ai capelli, resta solo la manina che saluta fuori dalla ……….. inizia per c e finisce con acca.

    1. admin ha detto:

      Ciao, l’articolo serve ad informare, in particolare, i gestori proprio perché è tra questi che vi è la maggior ignoranza su questo argomento. Scrivi, giustamente, che i locali pagano in nero con quel che incassano in nero. Ma se un costo lo si può scaricare, resta una cosa senza alcun senso e che non comporta alcun risparmio ai gestori, anzi… ci rimettono. Se hanno dei soldi che possono usare “liberamente” meglio che ci facciano la spesa in casa.
      Anche perché poi torturano i propri commercialisti cercando di scaricare anche la dentiera della madre. Davvero un controsenso assurdo.

      Relativamente alla guerra dei poveri che si sta vivendo, ritengo che sia reale e nessuno dice il contrario. Però più che lamentarsi ci si dovrebbe tutti tirar su le maniche. Il lavoro del musicista (primo lavoro o dopo lavoro) resta un lavoro. Questo, negli anni, si è evoluto e non si limita più a suonare. Così come in altri settori ormai ci si deve saper anche gestire a livello commerciale (per il procacciamento delle date) e di comunicazione (per promuovere se stessi, le proprie date e curare il proprio pubblico). Questo vale per tutti tranne per quei pochi artisti che hanno raggiunto un livello di affermazione tale da potersi permettere di avere chi pensa al posto loro a questi aspetti. Su questo credo possa dare supporto nella spiegazione l’amico Alberto Quadri (http://www.quadriproject.com).

      Da tanto sento dire che il musicista non è un lavoro riconosciuto. Ma ragazzi, se c’è tutta una normativa che regola gli aspetti contributivi, fiscali e contrattuali degli artisti dello spettacolo significa che questo è effettivamente riconosciuto. Le esibizioni gratuite, come spiego in altro articolo, sono situazioni a rischio sanzionatorio in caso di controlli. Probabilmente dovrebbero esserci più ispezioni (ma poi sentiresti una valanga di artisti lamentarsi perché ci sono).

      Personalmente posso dirti che con la cooperativa gestiamo tantissimi artisti da tutta Italia. Tra questi ci sono dilettanti puri, professionisti e vie di mezzo. I professionisti, quelli che sanno curare tutti gli aspetti della professione, funzionano alla grande. E non parlo solo di artisti già affermati. Ci sono band che ho visto nascere, crescere e affermarsi. Senza l’aiuto di nessuno, ma curando i singoli aspetti sopra citati. Non sono favole. Si tratta di una corretta gestione del proprio lavoro: Il Musicista (o band)

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